domenica 19 luglio 2009

Introduzioni e basi alla fotografia reflex 3

Continuiano le lezioni di fotografia di base di Michele Genito, questa volta l'argomento affrontato è:


CAPIRE IL DIAFRAMMA NELLE FOTOCAMERE

Il diaframma nelle fotocamere reflex ha un funzionamento simile a quello dell’iride nell’occhio, cioè chiudersi o estendersi al variare delle condizioni di luce. Questo succede anche nella fotografia con una scala adimensionale f che ne misura l’apertura riportandone i valori che vanno in genere da 1 a 32 (in teoria all’infinito).
1 - 1.4 - 2 - 2.8 - 4 - 5.6 - 8 – 11 - 16 - 22 – 32


Questi valori sono impostati in modo che tra l’uno e l’altro ci sia un dimezzamento della luce necessaria ad esempio ad 1.4 avremo bisogno della metà della luce rispetto a 2.
Scattare in priorità diaframma (AV) è una delle regolazioni preferite da fotografi poichè consente di ottenere un risultato creativo a seconda di come questo viene impostato. Nelle foto sotto riportate è stato impostato in priorità il diaframma e noteremo come ad f4.0 lo sfondo sia sfocato, mentre salendo di valore è sempre piu nitido. Un’altra cosa importante da tenere in considerazione è il tempo necessario per catturare la foto infatti avendo un diaframma aperto la quatità di luce che lo attraversa è maggiore e di conseguenza ci vorrà meno tempo per scattare. Sono riportati i dati del diaframma e del tempo sotto ogni miniatura in modo da osservarne l’andamento.

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venerdì 17 luglio 2009

Bastoncini di pollo croccanti con salsa agrodolce

Questi bastoncini di pollo, subito ribattezati dai ragazzi, "i crosticini" li ho trovati girovagando qui, su Coquinaria e, insieme alla loro salsa agrodolce, mi hanno subito "preso"! E ci avevo raggione, ci avevo, ottimi!

crosticini di pollo

Li ha postati
FlaviaSole, ma ora, mentre scrivo, mi viene in mente che non ho ben capito se la ricetta è sua, oppure se l'ha presa da qualche altra parte! Per cui, (
mo è tardi se no glielo chiedevo) se qualcuno la riconosce come propria, non ha che da dirmelo e modifico immediatamente ;)
EDIT: potete trovare la ricetta originale, che fa parte di un meraviglioso buffet, preparato anche da Giovanna, Lydia e Mariella, QUI!

Tornando alla ricetta, dicevo, questi bastoncini di pollo, o crosticini, così rinominati a casa (ah, ai ragazzi sono piaciuti un sacco) sono ottimi e soprattutto non fritti, ma cotti in forno! ...e, anche se io sono stata tentata di friggerli (bastian contrario, ehehe... ), devo dire che invece la cottura in forno li ha resi comunque leggeri e croccantissimi, merito, credo, anche della panatura!

E la salsa? buonissima! assomiglia vagamente al ketchup, ma che dico? molto, ma molto più buona, diciamo anche vagamente orientaleggiante!
Vabbè, scrivo la ricetta con le mie piccolissime modifiche, nulla di che... ho sostituito il parmigiano della ricetta originale, con il pangrattato e spruzzato di olio di semi con uno spry, aumentato di un po' lo yogurt dell'emulsione e diminuito il curry, sì perchè mi pareva bello forte!
E per forza, viene direttamente dalla Turchia, a me lo ha regalato, insieme ad un sacco di altre spezie, Lory, è o no una mercante di spezie? Grazie Lory ;-)


BASTONCINI DI PETTO DI POLLO CROCCANTI
Far marinare in frigo per circa 12 ore 4 petti di pollo tagliati a striscioline sottili e lunghe con 4 cucchiai di yogurt e 1 cucchiaino raso di curry, più qualche goccia di succo di limone.
Impanarli poi in una miscela di 100 g di corn flakes sbriciolati, 40 g di semi di sesamo, 40 g di pan grattato. Disporli su una placca rivestita di carta forno, senza sovrapporli, spruzzarli con poche gocce d'olio di semi, usare uno spry, e infornarli per 25 minuti a 180°/ 200°, fino a doratura.

SALSA AGRODOLCE
Per la salsa, amalgamare 1 cucchiaio colmo di maizena con 125 ml di aceto bianco, in un pentolino, facendo attenzione a non formare grumi, aggiungendo 250 ml d’acqua, 125 g di zucchero, 60 ml di passata di pomodoro e 1 cucchiaino di brodo granulare di pollo. Portare a ebollizione e cuocerla a fuoco medio finché non si addensa, ci vorranno circa 40 minuti. Servire il pollo con la salsa a parte, in una scodella.

mercoledì 15 luglio 2009

Scusate, c'ho il bloggo!

Prendo a prestito la battuta della simpaticissima alessandra (raravis) di menù turistico, essì ve lo dico... scusate, c'ho il bloggo!

Sarà il caldo, la stanchezza, che ne so... fatto sta che le idee mancano e se ci sono si accavallano come cavalloni in un mare in tempesta, sarà perchè sogno il mare e invece in estate mi tocca lavorare? grrrr!
Comunque a forza di accavvallarsi, finisce che quelle poche me le dimentico pure, perchè il cervello, lui andrebbe pure a mille, ma il corpo non recepisce proprio :-(

E allora mi approprio, anzi rubo, le ricette altrui, ehehe!!
Le avevate già viste? se sì, ve le rammento...
non le avevate viste? bene, allora mettetevi all'opera!

La ricetta è quella delle freselle, una sola ricetta, due modi completamente diversi di procedere, due persone completamente differenti, ma alcune cose le accomunano... il sorriso, la schiettezza, la simpatia contagiosa, e le friselle :-)
... che, per qualche strana alchimia, tutte e due hanno deciso di fare più o meno nello stesso periodo!
ovviamente diverse ;-)

friselle

Queste, quelle di Ornella di ammodomio, e già il nome vi dovrebbe far capire come si approccia lei ad una ricetta, ad un piatto, ammodosuo!
In che senso? nel senso che lei non ha dosi, non pesa nulla, fa tutto a occhio, per cui le sue ricette vanno assolutamente tradotte e interpretate secondo il vostro gusto, la vostra esperienza e l'estro del momento! se amate il rischio... ;-)

Per me, maniaca della precisione, che pure nella ricetta del pesto alla trapanese ho contatto esattamente le foglie di basilico, be' Ornella è una ventata d'aria fresca, quel che mi ci vuole per darmi 'na regolata!
Direi che ultimamente ci sto provando, vero, orne'? è divertente usare cup, cucchiai, e manciate, diciamo che ogni volta è una ricetta assolutamente diversa...

Per le sue friselle, l'unico aiutino che posso darvi (Ornella posso?) sono le dosi del pre-impasto, diciamo 1/5 di farina sul totale?
Boh, almeno credo... e l'acqua circa lo stesso peso della farina, praticamente la traduzione di "ho lasciato che il composto facesse le bolle" ... insomma direi che ha fatto un poolish, ma le sue ricette hanno mille interpretazioni, se vi va potete pure fare un lievitino ;-)

Leggetevi la ricetta di Ornella e buon divertimento, ah e mi raccomando non senza le capriole che lei ha fatto, seguendo il video che Tinuccia che aveva consigliato qui, in questo post!



Altro giro, altre freselle!!
Tinuccia, un nome una garanzia...


... così cara, anche nelle sue ricette :-)
Precisa, disponibile a qualsiasi spiegazione, mai banale... e vogliamo parlare del suo lievito madre?
Be' io potevo solo ucciderlo, lei invece lo cura, lo ama, lo coccola come un vero bimbo! ... e lui la ripaga, perchè nelle sue mani lievita, prende vita, e mai un fallimento, c'è un'intesa tra loro...

Poi di Tina, cosa volete che vi dica ancora? ve ne ho parlato tanto, oramai la conoscete, insomma se avete il lievito madre, aggiungo solo... fate 'ste friselle! ;-)

Insomma, siete avventurosi? allora, bolle e capriole ammodomio!
Vi piace seguire una ricetta passo, passo e senza sorprese? ammodosuo!

Buone friselle a tutti!!

p.s. emmò io quali fò?? mumble, mumble... che bloggo :-(

lunedì 13 luglio 2009

Le reginette alla chianina

Qualche settimana fa', parlavo con Stefano Spilli, sì lui, quello della ricetta dei mitici cantucci, sulle originini della zuppa inglese, ma non è di questa che voglio parlare oggi, sarà oggetto (spero) di un altro post...
Ecco, in questa bella discussione, è venuto fuori un nome, quello di Leo Codacci... e il suo libro di ricette raccontate, "Civiltà della Tavola Contadina in Toscana"!

reginette alla chianina

Be', Stefano è una gran bella persona, e come me, anche lui innamorato delle ricette della tradizione, non è affascinante riscoprire le origini di un piatto, e i suoi perchè? Fatto sta che io il Codacci non lo conoscevo, o perlomeno lo avevo solo sentito, ma mai avevo sentito dell'esistenza di questi suoi libri, perciò quando me ne ha parlato, la prima cosa che ho fatto, è stato cercarli, soprattutto la prima edizione pubblicata a Firenze nel 1981 dalla Sansoni, e che purtroppo non ho trovato!
Ho trovato, invece, in biblioteca la seconda edizione, ma in questa mancano alcune ricette e molti racconti, per cui sono sempre alla ricerca della prima, quella edita nel 1981... se qualcuno ce l'avesse o l'avesse vista, lancio un appello, sono disposta a comprarla! ;-)

Intanto ho trovato delle ricette bellissime in questa edizione... voglio riportare qualche riga dell'autore, tratta dal libro, perchè si comprenda il contenuto e per introdurre il piatto che subito ho scelto di replicare, piatto che mi ricorda nonna Ines.

La cucina contadina viene troppo spesso definita "povera". Non lo è, invece. Se mai è cucina semplice, non troppo elaborata nè stratificata, ma equilibrata, talvolta geniale nell'utilizzazione degli ingredienti, e sempre ispirata al senso della misura...
Cos'è più ricco (di ogni sostanza, oltre che di storia vera) di una scodella di ribollita? Cos'è più ricco di piatti come la scottiglia o l'acqua cotta... ?


LE REGINETTE ALLA CHIANINA
Ricetta tratta e liberamente riscritta da Civiltà della Tavola Contadina in Toscana, Leo Codacci

Ingredienti:
400 gr di reginette
2 fegatini di pollo
100 gr di vitello macinato grossolanamente
100 gr di pancetta di maiale macinata grossolanamente
250 gr di pomodori maturi o pelati

Per il soffritto:
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
1 costola di sedano
1 carota

zenzero
aceto
olio extra vergine di oliva
sale
1/2 bicchiere di vino rosso, meglio se Chianti
reginette

Procedimento:

Qualche ora prima, mettere a bagno i fegatini in acqua e aceto, cambiandola un paio di volte. Poi asciugarli e tagliarli a piccoli pezzetti sul tagliere, e metterli da parte.
Preparare un battuto con le verdure e fare un soffritto con l'olio. Aggiungere la carne macinata grossolanamente e far rosolare bene, a questo punto aggiungere i fegatini e, non appena anche questi saranno ben cotti, sfumare col vino. Far evaporare bene, salare, e spolverare con una gratatina di zenzero.
Aggiungere i pomodori, aggiustare di sale e far sobbollire piano circa 2 ore e 1/2.
Far bollire le reginette e farle saltare nello stesso tegame del ragù, meglio se è di coccio.
Per questa preparazione, ottime sono anche le pappardelle all'uovo, ma perchè il sugo possa"salire" sulla lasagna, sono perfette le reginette.

venerdì 10 luglio 2009

La marmellata di pesche all'amaretto e la pectina, sì o no?

Ok, la ricetta è ottima, e con un paio di piccole accortezze vien fuori una delle marmellate che preferisco! La realtà è che sono curiosa di sapere voi le marmellate come le fate, usate pectina industriale sì o no?


Io no! ;-)
Capisco che con la pectina si fa prima, ma è pure vero che se la frutta è molto acquosa, i 3 minuti che recita la confezione, (io ci ho provato una volta, l'ultima) non bastano...
Usai 1 kg. di albicocche e mezzo kg di zucchero e dovette cuocere 20 minuti buoni perchè la prova piattino nel freezer mi confermasse che era pronta!
E' pur vero che senza pectina, ci sarebbero voluti 60/90 minuti per 1 kg di frutta? Può darsi! Rimane il fatto che io quella marmellata non sono mai riuscita a mangiarla, non c'è nulla da fare, ci sento sapore di industriale, di aspro, non saprei, ma so solo, e di questo son sicura, che non mi è piaciuta!

Ma poi, quel che mi chiedo è perchè dovrei fare la marmellata in casa, magari con la frutta buona, biologica, del contadino, dell'albero del vicino, e poi... poi ci dovrei ficcare la pectina? No, mi spiace... tra l'altro, quando ho lavato i vasetti, quando li ho sterilizzati bene, quando ho pulito la frutta, l'ho spezzettata, l'ho messa a macerare... cosa mi stanno a significare 5 minuti invece che 1 ora di cottura?

... che poi, basta metterla a fuoco bassissimo e lei sobbolle da sola che è un piacere, una rimestatina ogni tanto e lei è lì che da brava si cuoce da sola.
Sì, ok, qualcuno dice che se cuoce 3 minuti rimangono le sostanze della frutta e rimane il suo sapore... ah, si? Sarà, ma io ci sento solo quel sapore :(
E invece voglio aprire il barattolo in inverno e sentire profumo d'estate :)

E allora mi vanno bene il limone spremuto, i torsoli di mela, una mela grattuggiata insieme al resto della frutta, pectina naturale, insomma! O anche il trucchetto di far bollire prima il succo della macerazione, e solo dopo aggiungere la frutta ...

E allora mi chiederete, ma se sei così convinta, cosa ce lo chiedi a fare? Così!... sono curiosa di conoscere il vostro pensiero, anche se contrario, tanto io rimango del mio, romantico, antico... ma la penso come Tinuccia quando scrive:
"Fare la marmellata è una sorta di "magia", la magia di racchiudere la natura in un barattolo. Sapere di poter conservare la frutta che il giorno prima stava su di un albero, mi rende felice, e ancor più sapere che ciò che mangio è salutare."



MARMELLATA DI PESCHE ALL'AMARETTO

Ingredienti:
500 gr di pesche a polpa gialla
500 gr di pesche a polpa bianca
500 gr di zucchero
5 cucchiai di Amaretto di Saronno
5 mandorle spellate e leggemente tostate

La frutta dovra essere matura ma non ammaccata.

Procedimento:
Laviamo bene le pesche, e togliamo solo le parti della buccia un po' rovinate e ammaccate, il resto lo lasceremo. Facciamole a piccoli pezzi e mettiamole in un contenitore di vetro o per alimenti insieme allo zucchero e in frigo per circa 12 ore.
Passato questo tempo, scoliamo il liquido che si è formato e facciamolo bollire in un tegame largo e basso, in modo da permettere l'evaporazione, fino a che si restringe di circa la metà del volume iniziale. Solo a questo punto aggiungere la frutta.
Abbassiamo al minimo la fiamma e facciamo sobbollire piano fino a che la marmellata è pronta, ci vorrànno da 1 ora ad 1 ora e 1/2 dipende da quanta acqua rilasceranno le pesche.
Nel frattempo, avremo messo un piccolo piattino in freezer, e dopo circa 1 ora di cottura, provare a far cadere una goccia del liquido sul piattino gelato, se scende molto lentamente, allora la marmellata è pronta, anche se nella pentola sembra liquida, non preoccupatevi, poi raffreddandosi, si addensa. Se invece si lascia troppo sul fuoco, avremo del marmo.
Se invece disponiamo di un termometro, la marmellata sarà pronta, quando la temperatura avrà raggiunto i 105°.
Aggiungiamo a questo punto l'amaretto, e, se sono di nostro gradimento, le mandorle tostate e fatte a pezzetti. Facciamo cuocere ancora qualche secondo perchè l'alcool evapori e le mandorle rilascino il loro aroma.

Nel frattempo avremo preso i vasetti precedentemente lavati, sterilizzati circa 30 minuti in acqua bollente che li abbia coperti tutti, lasciati raffreddare in questa stessa acqua, e li metteremo ad asciugare in forno caldo, circa 120° non di più.
Dopodichè versiamo la marmellata bollente nei vasetti belli caldi, avendo cura di non riempirli troppo e capovolgiamo i vasi su una coperta e li copriamo con un'altra coperta. Al mattino li capovigiamo e, se tutto è andato bene, il tappo avrà fatto il sottovuoto!
Se per qualche strano motivo il sottovuoto non si sarà formato, nessuna preoccupazione, basta sterilizzare di nuovo i vasetti, far bollire qualche minuto la marmellata e invasare come sopra!